8) Schopenhauer. L'uomo  un animal metaphysicum.
A. Schopenhauer osserva che se l'animale  ancora legato alla
natura, l'uomo  invece capace di stupirsi di fronte alla realt.
Da questo stupore ha origine il bisogno della metafisica, che
nasce da uno svolgimento superiore dell'intelligenza.
A. Schopenhauer, Il mondo come volont e rappresentazione,
secondo, 17.

 Nessun essere, eccetto l'uomo, si stupisce della propria
esistenza; per tutti gli animali essa  una cosa che si intuisce
per se stessa, nessuno vi fa caso. Nella pacatezza dello sguardo
degli animali parla ancora la saggezza della natura; perch in
essi la volont e l'intelletto non si sono ancora distaccati
abbastanza l'uno dall'altro per potersi, al loro reincontrarsi,
stupirsi l'uno dell'altra. Cos qui l'intero fenomeno aderisce
ancora strettamente al tronco della natura, dal quale 
germogliato, ed  partecipe dell'inconsapevole onniscienza della
grande Madre. Solo dopo che l'intima essenza della natura (la
volont di vivere nella sua oggettivazione) s' elevata attraverso
i due regni degli esseri incoscienti e poi, dopo essere passata,
vigorosa ed esultante, attraverso la serie lunga e vasta degli
animali,  giunta infine, con la comparsa della ragione, cio
nell'uomo, per la prima volta alla riflessione: allora essa si
stupisce delle sue proprie opere e si chiede che cosa essa sia. La
sua meraviglia, per,  tanto pi seria, in quanto essa si trova
qui per la prima volta coscientemente di fronte alla morte, e,
accanto alla caducit di ogni esistenza, le si rivela anche, con
maggiore o minore consapevolezza, la vanit di ogni aspirazione.
Con questa riflessione e con questo stupore nasce allora,
unicamente nell'uomo, il bisogno di una metafisica: egli  dunque
un animal metaphysicum. All'inizio della sua coscienza l'uomo si
considera certamente come qualcosa, che si comprende da s. Questa
situazione non dura per a lungo e assai presto, insieme con la
prima riflessione, si presenta gi quella meraviglia, che un
giorno sar la madre della metafisica.
[...].
Quanto pi in basso si trova un uomo nella scala intellettuale,
tanto meno misteriosa gli appare la stessa esistenza: gli sembra
piuttosto che il tutto, cos com' e che sia cos, si comprenda da
s. E' che in lui l'intelletto  rimasto ancora totalmente legato
alla sua originaria funzione di essere, in quanto medium dei
motivi, al servizio della volont, di essere, quindi, strettamente
connesso con il mondo e con la natura, quasi come loro parte
integrante; quest'uomo  dunque ancora molto lontano da
quell'atteggiamento di distacco dall'insieme delle cose, per cui
ci poniamo di fronte ad esso e, esistendo quasi per noi stessi,
contempliamo il mondo in maniera puramente oggettiva. Al contrario
l'ammirazione filosofica, che nasce in alcuni da questa
contrapposizione dell'io al mondo,  condizionata da uno
svolgimento superiore dell'intelligenza, ma non da questo
soltanto: senza dubbio  anche la conoscenza della morte, e con
essa la considerazione del dolore e della miseria della vita, ci
che d il pi forte impulso alla riflessione filosofica e alle
spiegazioni metafisiche del mondo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagine 622-623.
